NIGRO MARIO
Tempera su carta intelata
201x152 cm
Anno 1962

(Pistoia 1917 – 1992) Il padre è un professore di matematica, la madre è figlia di un ufficiale garibaldino. La sua educazione è severa e alquanto ritirata. Trasferitesi ad Arezzo, inizia a studiare pianoforte a sei anni; in seguito, nel 1929, si trasferisce a Livorno, che resterà la sua città di adozione, e intraprende lo studio del violino. Dal 1936 frequenta l'Università di Pisa. Incomincia a dipingere attorno ai quindici anni, influenzato dalla locale scuola postmacchiaiola. Consegue la laurea in Chimica nel 1940, per poi venire chiamato come assistente presso l'Istituto di Mineralogia dell'Università di Pisa; da questo incarico verrà in seguito allontanato per motivi politici, dopo essere stato pedinato e schedato per la sua partecipazione a gruppi clandestini. Nel dicembre del 1947 consegue una seconda laurea in Farmacia. Nel 1948 viene assunto come farmacista dagli Spedali Riuniti di Livorno. Nello stesso anno vede a Venezia per la prima volta dal vivo opere di Kandinsky e di Klee. La sua prima partecipazione a una mostra collettiva è del 1940. Nel corso del decennio seguente la sua attenzione si sposta verso l'opera di Rosai, Carrà, Sironi e De Chirico, con attenzione particolare per la pittura metafisica e per alcuni esiti espressionisti. Giunto attorno al 1947 all'astrazione, nel 1949 tiene la sua prima mostra personale presso la Libreria Salto di Milano. In seguito a questa mostra è chiamato a far parte del Movimento Arte Concreta, insieme a Dorfles, Munari, Monnet e altri. Nel 1951 i suoi "Pannelli a scacchi iterativi e simultanei" vengono esposti al Salon des Réalités Nouvelles di Parigi. Nel 1952 il suo astrattismo, nutrito di suggestioni musicali, abbandona la staticità ortogonale e assume il caratteristico aspetto reticolare e dinamico, iniziando la fase di lavoro denominata "Spazio Totale". Nel 1953 espone per la prima volta i suoi reticoli ritmici simultanei presso sedi espositive di Milano, Torino e Firenze. In quello stesso anno realizza un manifesto per le elezioni contro la legge-truffa, per la pace e l'indipendenza dalle truppe di occupazione straniera; il documento verrà poi distrutto dalla polizia, e l'episodio si ripercuote negativamente sull'atmosfera che lo attornia nel suo posto di lavoro agli Spedali. Nel 1954 incomincia a pubblicare in cataloghi e bollettini i suoi scritti, inizialmente relativi alla tematica dello "Spazio Totale". Nel 1957 è presente alla rassegna collettiva "Cinquant'anni di pittura astratta nel mondo", organizzata a Parigi dalla Galleria Creuze dall'artista Michel Seuphor. Nel 1958 abbandona l'impiego di farmacista e si trasferisce a Milano, contro la volontà della moglie, dalla quale si separerà tempo dopo. Nel 1960 cessa temporaneamente di lavorare a causa di un grave incidente d'auto, nel quale perde la vita suo nipote ed egli stesso subisce un danno fisico permanente. Nel 1964, grazie all'intercessione di Lucio Fontana, viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia. Nel 1965 il lavoro sul ciclo denominato "Tempo Totale" ha una svolta in senso minimale: le sue trame reticolari si riducno sempre più a serie di linee che descrivono attimi più che luoghi. Dal rigore del progetto geometrico (strutture fisse) emergono poi le "licenze cromàtiche", le libertà che il pittore si concede sul piano della scelta del colore e della sua valenza emozionale. Nel 1968 è invitato alla XXXIV Biennale di Venezia con una sala personale nel Padiglione Italiano, partecipando peraltro alla contestazione che prevedeva la copertura delle opere, la chiusura delle sale e una manifestazione di protesta in Piazza San Marco. Nel 1975 giunge a maturazione il ciclo del "Tempo Totale", che da luogo alla serie delle "Strutture fisse con licenza cromatica": alla fissità del progetto geometrico che sottende il disegno, composto di linee sottili, fa riscontro una nuova libertà lirica e narrativa nell'utilizzo dei colori. Ne nascono di seguito le ricerche sulla "Metafisica del colore". Del 1978 sono i primi lavori sui concetti strutturali elementari geometrici, esposti nello stesso anno alla Biennale di Venezia. Le sue opere saranno presenti altre volte alla manifestazione veneziana, dal 1982 fino all'edizione del 1993, nell'ambito dell'omaggio a Carla Lonzi. Dal 1979 l'artista sposta il suo interesse sulle interazioni ambientali tra pittura e architettura, per poi avviarsi alla distruzione della linea e della sua costruzione geometrica nel 1980, con la serie del "Terremoto". Da questo punto le linee iniziano a venire tracciate a mano libera (serie degli "Orizzonti"), poi si spezzano in punti quasi divisionisti, sempre più grandi e sempre più gestuali ("Orme"), che si svilupperanno in opere di valenza informale (serie dei "Cipressi" e dei "Dipinti Satanici"). Solo negli anni novanta, con la serie delle "Meditazioni" ad acrilico e delle "Strutture" a inchiostro, Nigro ritorna a costruire lo spazio pittorico in maniera geometrica, anche se ormai irrevocabilmente a mano libera. Nel 1992 gli viene conferito un riconoscimento dalla Fondazione per l'arte costruttiva Camille Graeser. L'artista scompare a Livorno il 12 agosto del 1992. I suoi dipinti figurano nei musei di arte contemporanea di Roma, Milano, Genova, Firenze, Bologna, Livorno,Pistoia.